Le API operose

I volti delle nostre volontarie…

    “L’opera umana più bella è di essere utile al prossimo” – Sofocle

E’ con questo spirito che le tante volontarie dell’A.P.E. onlus che si sono avvicendate in questi ultimi 11 anni agli stand informativi, alle conferenze, ai convegni, hanno contribuito a fare informazione! Le volontarie sono a propria volta pazienti che hanno trasformato il proprio dolore in sostegno ed informazione corretta per altre donne.

Per una malattia che non si può prevenire, per la quale al momento non esistono cure risolutive, e che subisce ancora una disattenzione vergognosa dello Stato che solo nel 2016, dopo anni di richieste e battaglie, ha inserito l’endometriosi nei nuovi LEA (non ancora entrati in vigore) solo limitatamente agli stati più severi della malattia ignorando migliaia di donne, per una una malattia per la quale non è ancora stato istituito un registro nazionale nonostante colpisca oltre 3 milioni di donne in età fertile in Italia, l’opera umana svolta dalle volontarie dell’ A.P.E. onlus è stata in questi 11 anni, un’ancora di salvezza ed una guida per molte donne.

Gli incontri e le conferenze organizzate dalle responsabili dei gruppi di sostegno dell’associazione, hanno fatto si che decine di specialisti abbiano informato la cittadinanza ed il personale sanitario, sulle implicazioni e complicanze della malattia. La possibilità di incontrarsi e condividere con altre donne le stesse paure, dolori ma anche gioie e conforto, hanno permesso di recuperare fiducia e speranza nel futuro, cercando di abbandonare l’idea di identificarsi nella propria malattia e ricostruendo la consapevolezza del proprio corpo e del valore della propria vita al di là della completa guarigione.

L’impegno, la competenza, la solidarietà, lo spirito, l’allegria e la disponibilità sono documentati nelle centinaia di immagini che ritraggono le nostre API laboriose all’opera! Nessuno è un’isola, al contrario l’ A.P.E. ha bisogno del contributo di tutti! Solo attraverso l’impegno di coloro che credono che l’unione faccia la forza (che in questo caso non è retorica!), sarà possibile intervenire in tempo sulle problematiche gravi che un ritardo diagnostico può provocare. Ritardo che ancora oggi si attesta intorno ai 7/9 anni.

“Sparirà con me ciò che trattengo, ma ciò che avrò donato resterà nelle mani di tutti” – Rabindranath Tagore

Buona visione!

 

https://www.youtube.com/watch?v=LcKUyc7Kabg