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Trattamento dell’adenomiosi: quali opzioni?

 

Articolo a cura del Dott. Stefano Scarperi – Responsabile Ambulatorio Endometriosi Azienda Ospedaliera Universitaria Integrata di Verona, Ginecologia B – Chirurgia Pelvica Mininvasiva

L’adenomiosi è una patologia estrogeno-sensibile che colpisce le donne in età fertile. È caratterizzata dalla presenza di ghiandole endometriali nella parete muscolare dell’utero (miometrio), determinando una reazione infiammatoria cronica con contestuale ispessimento della parete uterina, che può essere localizzato e nodulare (adenomioma) oppure interessare ampie aree della parete uterina dando luogo all’adenomiosi diffusa. Le forme lievi di adenomiosi colpiscono circa un quinto delle donne ultraquarantenni. Le pazienti affette da adenomiosi possono lamentare dismenorrea (mestruazione dolorosa) spesso severa e menometrorragia (eccessiva perdita di sangue dall’utero che può essere associata alle mestruazioni). La relazione causale tra adenomiosi e subfertilità è ormai evidente come dimostrano molti studi.

L’adenomiosi, infatti, sembra ridurre le probabilità di concepimento e aumentare quelle di aborto. Da qualche anno sono stati uniformati i criteri per la diagnosi non-chirurgica di adenomiosi in base allo studio dell’utero eseguito mediante ecografia transvaginale e risonanza magnetica della pelvi (RMN). In otto casi su dieci è sufficiente la cura farmacologica per alleviare i sintomi. I medicinali sono a base di soli progestinici o di progestinici associati agli estrogeni assunti per bocca oppure dispositivi intrauterini medicati al progesterone (LNG-IUD). Il fallimento delle cure mediche comporta spesso frustrazione, in primis per la paziente ma anche per il ginecologo, portando frequentemente a scelte drastiche demolitive come l’isterectomia (la rimozione dell’utero), scelta vissuta spesso come un dramma dalle pazienti. Con questi presupposti è nato il progetto dell’Azienda Ospedaliera Universitaria di Verona chiamato “SavetheUterus”, i cui referenti sono il Dott. Stefano Scarperi ed il Dott. Valentino Bergamini, con l’obiettivo di ridurre al minimo il ricorso all’isterectomia per le pazienti affette da adenomiosi oltre che da fibromi, garantendo comunque la risoluzione dei sintomi, una elevata qualità della vita e mantenendo conservata la potenzialità riproduttiva. Il progetto “SavetheUterus” nasce dall’impegno di dotarsi all’interno della nostra struttura di tutte le tecnologie attualmente esistenti al mondo per il trattamento ultramini-invasivo dell’adenomiosi e lo sviluppo delle relative competenze per utilizzarle: MRgHIFU (ablazione mediante l’uso di ultrasuoni sotto guida della risonanza magnetica), termoablazione mediante radiofrequenze e microonde, embolizzazione delle arterie uterine oltre che asportazione chirurgica laparoscopica di lesioni focali di adenomiosi. L’ultima arrivata è la “MRgHIFU” una tecnica che usa gli ultrasuoni: questi vengono indirizzati direttamente nella zona da trattare con una precisione al decimo di millimetro. L’intervento viene eseguito in paziente sveglia sotto la guida della risonanza magnetica; non produce cicatrici e non richiede ospedalizzazione. Gli ultrasuoni “bombardano” l’adenomiosi e ne inducono la necrosi, cioè la morte dei tessuti, che avviene nell’arco di un paio di mesi.

La termoablazione mediante radiofrequenza “RFA” si basa sull’inserimento sotto visione laparoscopica (due o tre incisioni di 5 millimetri sulla cute dell’addome) di un ago all’interno della zona colpita da adenomiosi uterina, in grado di aumentare la temperatura del tessuto da trattare a 98 °C per pochi minuti. Anche in questo caso, il danno termico prodotto determina una graduale trasformazione dell’adenomiosi in tessuto fibroso inerte dal punto di vista biologico. Infine, l’embolizzazione delle arterie uterine (EAU) è una procedura chirurgica minimamente invasiva che viene utilizzata per trattare sia l’adenomiosi uterina che i fibromi. L’embolizzazione delle arterie uterine ha lo scopo di bloccare il flusso sanguigno all’interno dei vasi che portano sangue all’utero, riducendo quindi il volume ed i sintomi dell’adenomiosi. Viene effettuata da un radiologo interventista dedicato che opera consultandosi con il ginecologo. L’intervento si esegue in anestesia locale eseguita a livello ingu ina le per perm ettere l’introduzione di un microcatetere (un tubicino del calibro di un ago da puntura intramuscolare) che viene fatto avanzare fino alle arterie uterine sotto controllo radiografico.

A queste tecnologie si aggiunge la sinergia con il nostro Centro Fertilità di III livello che aderisce ai LEA per l’endometriosi e adenomiosi e al quale, quando necessario, facciamo afferire le pazienti sia per lo studio della fertilità di coppia sia per i procedimenti di procreazione medicalmente assistita. Da circa sei mesi è attivo un ambulatorio multidisciplinare condiviso da ginecologi e radiologi interventisti che si tiene ogni mercoledì mattina con accesso mediante impegnativa (le p re n ota z io n i s i ese g u o n o v ia ma i l a l l ’ i n d i r iz zo : ostetricia.ginecologia.b@aovr.veneto.it). Le pazienti vengono visitate e sottoposte ad ecografia pelvica transvaginale e, se presenti, vengono valutati nella stessa visita anche gli esiti degli esami radiologici precedentemente eseguiti. L’obiettivo di ridurre al minimo il ricorso all’isterectomia ha portato molte pazienti già candidate ad isterectomia a poter conservare il proprio utero.

Questo articolo è stato Pubblicato sul Pungiglione n.52 di Dicembre 2018 il notiziario dell’A.P.E. Onlus, scopri QUI come abbonarti!

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