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Vi hanno mai parlato dell’importanza della vitamina D nella gestione dell’endometriosi?
2018
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Care Amiche, condividiamo con Voi questo interessantissimo pezzo tratto da “Il Pungiglione” * del 2016, buona lettura!

Vi hanno mai parlato dell’importanza della vitamina D nella gestione dell’endometriosi? Forse no, perché le nuove conoscenze mediche in relazione a questa vitamina si basano su studi piuttosto recenti e specialistici.

La vitamina D è un complesso di pro-ormoni liposolubili il cui ruolo, fino a non troppi anni fa, si credeva essere associato esclusivamente alla regolazione del metabolismo osseo e all’omeostasi calcio-fosforo: la carenza di vitamina D è infatti associata a malattie come rachitismo e osteoporosi. Le nuove tecnologie di ricerca in ambito biochimico hanno permesso di far luce su nuove e sorprendenti potenzialità di questa vitamina, che si è scoperto avere un ruolo cruciale in patologie autoimmuni, sindrome metabolica e fertilità (sia maschile che femminile).

Come tutte le vitamine, la D è contenuta nel cibo, in particolare alimenti ricchi di grassi animali: ne sono una fonte eccellente l’olio di pesce, il salmone, le aringhe, lo sgombro, il tuorlo delle uova e il burro. Il problema delle fonti alimentari di vitamina D riguarda la tipologia di vitamina contenuta: l’isoforma presente nel cibo è inattiva, e necessita di una duplice attivazione all’interno del nostro organismo. Quest’attivazione avviene sia a livello renale sia a livello dermico, ad opera dei raggi solari: ed ecco un altro problema! Per poter avere vitamina D in forma attiva è importante assicurarsi un’esposizione adeguata al sole: per la maggior parte dell’anno l’Italia si trova a latitudini alle quali i raggi solari cadono sulla terra con un angolo che non permette la corretta attivazione dermica. Solo in estate possiamo assicurarci il tipo di irraggiamento specificamente utile alla vitamina D, e non è ancora sufficiente: se, come sarebbe opportuno per altri motivi, ci esponiamo al sole con la protezione della crema avremo creato una barriera all’attivazione. A tutto questo sommiamo il fatto che chi soffre di patologie autoimmuni, infiammatorie croniche e/o ormonali è particolarmente soggetto alla carenza di vitamina D: come potersi assicurare il giusto fabbisogno, dunque? Attraverso una corretta integrazione alimentare.

Prima di capire come integrare è però importante comprendere perché integrare.

Gli studi scientifici più rilevanti a riguardo, tutti condotti tra il 2000 e il 2016, non lasciano dubbi: in caso di endometriosi, la vitamina D agisce come agente dalle proprietà antiproliferative, antinfiammatorie e immunomodulanti, contribuendo pertanto sia ad inibire la formazione incontrollata di tessuto endometriale, sia a promuovere l’eliminazione dei frammenti presenti in cavità peritoneale, attraverso l’attivazione di specifiche famiglie di linfociti e macrofagi. Non solo: una supplementazione di vitamina D aiuta a diminuire i dolori premestruali che caratterizzano l’insidiosa patologia (dismenorrea). Un altro effetto positivo della vitamina ha a che fare con la fertilità: diversi studi hanno dimostrato che assicurare alla donna sufficienti livelli di vitamina D permette di avere maggiore frequenza di cicli ovulatori e, in caso di PMA, di avere più garanzie che la fecondazione vada a buon fine.
Come precedentemente detto, sarebbe opportuno pensare ad un’integrazione di vitamina D piuttosto che arrovellarsi ad assicurarsi un introito dal cibo.
Prima di tutto, è necessario fare un esame del sangue per stabilire i livelli attuali della 25(OH)D3 (ossia la forma attiva), interpretando i risultati sulla base di questa tabella:
Assicuratevi di consultare la colonna con l’unità di misura riportata nei vostri esami: alcuni laboratori usano ng/ml, altri nmol/l. I valori sopra riportati si riferiscono alla popolazione sana: gli studi più aggiornati riguardo la fertilità femminile sono concordi nell’affermare che una donna affetta da endometriosi dovrebbe avere livelli di vitamina D di almeno 40 ng/ml, quindi in misura leggermente superiore rispetto ad altre donne, le quali risultano non carenti già a 30 ng/ml.

Se l’esame rileva una carenza è necessario consultare il vostro medico curante o ginecologo per farvi prescrivere il giusto dosaggio di integrazione. Molti medici consigliano un’integrazione settimanale o mensile ad altissimo dosaggio (dalle 25.000 alle 100.000 unità), ma gli studi dell’ultimo paio di anni suggeriscono che sia più efficace dare un’integrazione quotidiana variabile tra le 800 e le 5000 unità.

Gli integratori di vitamina D sono generalmente sottoforma di gocce: ricordate che, essendo liposolubile, la vitamina non va sciolta in acqua, ma è opportuno mettere le gocce su un cucchiaino (o, al limite, su una galletta). Esistono anche pratici integratori in softgel, molto più comodi: in Italia il dosaggio della vitamina D in capsule è molto basso (in genere 400 UI), perché gli studi che testimoniano l’efficacia di dosaggi più elevati non sono ancora passati al vaglio del Sistema Sanitario Nazionale. In altri paesi dell’UE (e non) esistono singole capsule da 2000 o 5000 UI, spesso associate alla vitamina K2, che è sinergica alla D, ossia permette di aumentare l’efficacia metabolica dell’integrazione assunta. In Italia, purtroppo, è pressoché impossibile trovare integratori di vitamina D + K2: ne esistono alcuni a basso dosaggio, o che contengono la K1, non parimenti efficace. Inoltre costano uno sproposito. Se avete l’appoggio del vostro medico potete provare a reperire le vitamine online, su siti affidabili: ne esistono molti che commercializzano la forma potenzialmente tossica di D2, mentre è necessario che sia assunta come forma attiva D3.

L’efficacia dell’integrazione va monitorata attraverso esami del sangue bi- o trimestrali, che permettano di modulare il dosaggio dell’integrazione e di sospenderla quando non sia più necessaria; dopo che sono stati raggiunti livelli ottimali è consigliabile ipotizzare una dose di mantenimento durante i mesi invernali.

Dott.ssa Arianna Rossoni, dietista

Bibliografia

F.A.Dabrowski, B.Grzechocinska, M.Wielgos – The role of vitamin D in reproductive health: a Trojan horse or the golden fleece? – Nutrients 2015, 7, 4139-4153F.Colonese, A.S.Laganà, E.Colonese, V.Sofo, F.M.Salmeri, R.Granese, O.Triolo – The pleiotripic effects of vitamin D in gynaecological and obstetric diseases: an overview on a hot topi – BioMed Research Int, vol 2015L.Sayegh, G.E.H.Fuleihan, A.H.Nassar – Vitamin D in endometriosis: a causative or confounding factor? – Metabolism-clinical and experimental, Jan 2014, vol 61 32-41

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